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Il Tipo 3 rappresenta una vera e propria svolta nella scala di Norwood. Mentre il Tipo 1 e il Tipo 2 servono soprattutto a distinguere la normale evoluzione dell’attaccatura dai primi segni di perdita, nel Tipo 3 questa ambiguità scompare quasi del tutto. L’arretramento è abbastanza profondo e ben definito da non poter più essere scambiato per un’attaccatura matura. È anche la prima fase in cui il trapianto di capelli diventa un’opzione davvero sensata per un numero significativo di pazienti, invece che qualcosa da rimandare.
Cos’è la calvizie di tipo 3 secondo la classificazione di Norwood?


Il Tipo 3 descrive una stempiatura ben definita su entrambe le tempie, abbastanza profonda da formare una forma a M o a V ben marcata, invece della versione più sfumata e delicata che si vede nel Tipo 2. Il centro dell’attaccatura frontale di solito è più basso rispetto agli angoli, il che rende la forma a M più evidente, e la densità subito dietro l’attaccatura è spesso notevolmente ridotta rispetto alle fasi precedenti.
Ci sono due varianti riconosciute che vale la pena conoscere a questo punto, dato che richiedono un’attenzione diversa. Il tipo 3A descrive un quadro in cui l’intera linea frontale dei capelli si è spostata all’indietro in modo più o meno uniforme, senza la tipica forma a M, ma piuttosto un arretramento complessivo e omogeneo su tutta la fronte. Il tipo 3 Vertex (3V) va nella direzione opposta: la classica forma a M sulle tempie rimane, ma si nota anche un diradamento precoce sulla sommità del capo, il che significa che due aree distinte stanno perdendo densità contemporaneamente, anziché una sola. Distinguere il 3 dal 3A e dal 3V è importante perché cambia ciò che un piano di trattamento deve effettivamente affrontare.
In che modo il tipo 3 di Norwood si differenzia da un’attaccatura dei capelli matura?

A questo punto, la differenza di solito è molto più chiara rispetto al Tipo 2, ma vale comunque la pena precisarla chiaramente. Un’attaccatura matura si stabilizza una volta sola, in genere di circa un centimetro, rimane simmetrica e smette completamente di spostarsi. La recessione di Tipo 3 va ben oltre, spesso continua a progredire invece di stabilizzarsi, ed è accompagnata da un visibile diradamento dei capelli proprio dietro gli angoli arretrati, un segno della miniaturizzazione dei follicoli che un’attaccatura matura non mostra mai. Se a questo punto hai ancora qualche dubbio, di solito basta confrontare foto scattate a distanza di un anno o più per chiarire la questione.
Cosa provoca lo sviluppo della calvizie di tipo 3 secondo la classificazione di Norwood?
Il fattore alla base è lo stesso che sta dietro a ogni fase dell’alopecia androgenetica: il diidrotestosterone, o DHT, che agisce sui follicoli geneticamente predisposti alle tempie e, nella variante 3V, anche sulla corona. Nel corso dei cicli di crescita successivi, i follicoli colpiti producono capelli sempre più sottili e corti, finché alcuni smettono del tutto di produrre un capello visibile. La genetica di entrambi i rami della famiglia determina quali follicoli sono vulnerabili e, sebbene il processo possa diventare evidente già a partire dai vent’anni, l’età di per sé non è la causa: è semplicemente il momento in cui i follicoli geneticamente predisposti tendono a iniziare a reagire all’esposizione ormonale.
È bene sapere che non tutto ciò che sembra una recessione di tipo 3 è per forza alopecia androgenetica. Una caduta dei capelli improvvisa o a chiazze, dolore al cuoio capelluto, infiammazione, desquamazione o pustole indicano una condizione completamente diversa, come l’alopecia areata, un’infezione fungina del cuoio capelluto o una forma di alopecia cicatriziale, e nessuna di queste risponde ai trattamenti di cui parleremo più avanti. Una valutazione accurata è ciò che distingue una diagnosi certa di tipo 3 da una semplice ipotesi.
Quanto è prevedibile la progressione della malattia nel tipo 3 di Norwood?

È meno prevedibile di quanto la maggior parte delle persone pensi. La perdita dei capelli tende a seguire un andamento ciclico piuttosto che lineare, quindi potresti notare un cambiamento che sembra rapido nell’arco di un anno e poi un’apparente stabilità nei due anni successivi. Alcuni uomini rimangono al Tipo 3 per anni, soprattutto quando l’arretramento è limitato principalmente alle tempie; altri progrediscono verso un ulteriore diradamento frontale o, nel modello 3V, verso un coinvolgimento più pronunciato della corona. L’illuminazione, l’acconciatura e la lunghezza dei capelli influenzano tutti quanto sembri grave l’arretramento giorno per giorno, ed è proprio per questo che delle foto standardizzate, con la stessa illuminazione e la stessa angolazione, scattate ogni pochi mesi, danno un’idea molto più realistica della progressione rispetto a guardarsi allo specchio.
Opzioni terapeutiche per il tipo 3 di Norwood
Questo è il primo stadio di Norwood in cui la terapia farmacologica e l’intervento chirurgico sono davvero due opzioni valide da considerare alla pari, invece che un intervento prematuro. La finasteride per via orale e il minoxidil topico rimangono il punto di partenza più solido e supportato da prove scientifiche, soprattutto per chi ha un’alopecia ancora in fase di progressione attiva, dato che rallentare o stabilizzare la caduta protegge sia i capelli naturali che qualsiasi futuro progetto di trapianto. A volte, in questa fase, si aggiunge la terapia PRP insieme ai farmaci per sostenere la salute dei follicoli, anche se funziona meglio come complemento, e non come sostituto, della finasteride o del minoxidil, quando questi sono indicati.
Per i pazienti la cui stempiatura è stabile, o che capiscono e accettano i pro e i contro di un intervento su un’area ancora in fase di progressione, le tecniche FUE o DHI possono ricostruire l’attaccatura frontale con risultati davvero ottimi in questa fase. La disponibilità di capelli donatori è in genere ancora ottima, e la distanza tra l’attaccatura attuale e quella naturale desiderata è abbastanza modesta da far sì che il numero di innesti si aggiri solitamente tra i 1.500 e i 2.500, a seconda di quanto è avanzata la recessione e se bisogna intervenire anche sul diradamento della corona tipico della variante 3V. Per il 3V in particolare, la pianificazione del trattamento deve tenere conto di entrambe le zone anziché solo dell’attaccatura frontale, il che può modificare in modo significativo il piano di innesto e le priorità rispetto a un semplice Tipo 3 che coinvolge solo le tempie.
L’età rimane un fattore determinante in questa decisione anche nel Tipo 3. Un ragazzo sui vent’anni, la cui calvizie è diventata evidente solo di recente, è un caso diverso da un uomo sulla trentina, il cui andamento è rimasto stabile a questo stadio per anni. Il primo caso richiede maggiore cautela, la prosecuzione della terapia medica e un monitoraggio più attento prima di procedere con un trapianto; il secondo è spesso un candidato ideale per l’intervento, proprio perché il quadro clinico ha già mostrato dove si stabilizza.
“Il tipo 3 è davvero lo stadio in cui mi sento più sicuro nel consigliare un intervento chirurgico: quando la situazione lo richiede, l’area donatrice è robusta, la zona ricevente è ben definita e, per un paziente il cui quadro si è ormai stabilizzato, i risultati tendono ad essere eccellenti. Quello su cui sono più cauto è il caso di un paziente molto giovane che ha appena notato il cambiamento. In quel caso preferisco iniziare una terapia farmacologica, tenere sotto controllo la situazione per un anno e prendere la decisione chirurgica solo quando sapremo con certezza con cosa abbiamo a che fare.”
Quando rivolgersi a uno specialista?
Ha senso andare dal medico non appena la stempiatura diventa chiaramente visibile, soprattutto se è accompagnata da un diradamento sulla sommità del capo, perché questo indica il pattern 3V e cambia notevolmente la situazione. Vale la pena rivolgersi a un specialista il prima possibile se la perdita di capelli è stata improvvisa, se appare a chiazze anziché simmetrica, o se è accompagnata da dolore al cuoio capelluto, desquamazione o arrossamento, poiché questi sintomi suggeriscono una condizione diversa dalla normale alopecia androgenetica. Una valutazione accurata, che includa un’analisi approfondita della densità dell’area donatrice e della reale entità della miniaturizzazione, è ciò che trasforma un’autodiagnosi di Tipo 3 in un vero e proprio piano di trattamento. Se stai valutando se sia meglio sottoporsi all’intervento adesso o più avanti, è utile anche capire come progrediscono gli stadi successivi della scala di Norwood e cosa comportano per la pianificazione a lungo termine dell’area donatrice.
Domande frequenti
Il tipo 3 di Norwood si considera calvizie?
No. La maggior parte delle persone con il Tipo 3 ha ancora una copertura capillare piuttosto consistente nel complesso; il cambiamento si concentra sulle tempie e, nella variante 3V, anche sulla sommità del capo. Si tratta di uno stadio ben definito dell’alopecia androgenetica, piuttosto che di una calvizie significativa.
Qual è la differenza tra il Tipo 3, il 3A e il 3V?
Il tipo 3 presenta una recessione tempiale ben definita a forma di M. Il tipo 3A descrive un arretramento più uniforme e omogeneo dell’intera linea frontale, senza una forma a M marcata. Il tipo 3 Vertex (3V) mantiene la forma a M alle tempie, ma aggiunge un diradamento precoce della corona, il che significa che bisogna prestare attenzione a due aree invece che a una sola.
Il trapianto di capelli è una buona opzione per il tipo 3?
Spesso sì, questa è in genere la prima fase in cui l’intervento chirurgico rappresenta un’opzione davvero valida per i candidati idonei. La scelta giusta dipende comunque dall’età, dalla stabilità del quadro clinico e dalla necessità o meno di pianificare, oltre all’attaccatura dei capelli, anche il trattamento dell’area coronale nella variante 3V.
La caduta dei capelli di tipo 3 può stabilizzarsi senza trattamento?
È possibile, ma la progressione varia notevolmente da persona a persona e non è detto che continui a un ritmo specifico. Detto questo, iniziare presto la terapia farmacologica offre le migliori possibilità di rallentare l’ulteriore perdita, indipendentemente dalla rapidità con cui la malattia potrebbe altrimenti progredire.
Fonti
- Norwood OT. Calvizie maschile: classificazione e incidenza. Southern Medical Journal. 1975;68(11):1359-1365. PubMed
- Wirya CT, Wu W, Wu K. Classificazione dell’alopecia androgenetica. International Journal of Trichology. 2017;9(3):95-100. PMC5596658
Questa guida è stata redatta e revisionata dal dott. Gökay Bilgin, medico specialista in trapianti di capelli presso la Smile Hair Clinic di Istanbul.
